8 febbraio 2011
Dal WSF di Dakar i primi racconti dalle rappresentanti della Rete Internazionale delle Donne per la Pace
L'UCAD, l'Università Cheikh Anta Diop, è il luogo che ospita l'undicesima edizione del Forum Sociale Mondiale. Un'ampia area simbolica dove scorrono in tutte le ore del giorno, per corsi diurni e serali, giovani donne e uomini senegalesi e studenti provenienti dai paesi della regione dell'Africa Occidentale. E'la risorsa intellettuale del presente e del futuro di questo paese, di questo continente. E' qui che , come in altre sedi universitarie fermenta la punta di lancia del pensiero africano in continua evoluzione. Una sempre più attrezzata elaborazione di uno sguardo critico sullo stato dell'Africa, del mondo. Un bocciatura non solo per le istituzioni Finanziarie Internazionali , Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, o il WTO, ma dell'intera leadership che continua a dirigere in Occidente questo ordine mondiale. Dunque gli stati, i governi e le opinioni pubbliche che democraticamente scelgono i propri governanti. Un impietoso giudizio sull'ordine economico, commerciale ancora in funzione nonostante l'esplosione della crisi globale, ma anche della proposta di cosiddette politiche di sviluppo, di "aiuti" e lotta alla povertà, che hanno di fatto portato alla creazione e consolidamento di processi di impoverimento. Altro che Sviluppo. Nuove forme di schiavitù commerciale economica e umana di cui il fenomeno delle migrazioni, della diaspora infinita sono il nitido portato di ingiustizia ben note in Italia, nelle tante Rosarno, Castel volturno.
Una esportazione di ricchezze fisiche e intellettuali che ha privato da secoli l'Africa di molte risorse e potenzialità per il proprio autonomo percorso di progresso.
L'isola di Gorée dove si svolgerà una parte del Forum Sociale è il simbolo della diaspora africana nel mondo. E' il luogo da dove cinque secoli fa cominciavano l'ultimo viaggio della deportazione gli schiavi verso l'occidente dove grazie alle loro braccia si è costruita motla della ricchezza del nord del mondo.
E' in posti come questo, l'UCAD, come in altri luoghi di riferimento delle università del continente, che si è andata consolidando soprattutto dal cosiddetto '89 africano una parte sempre più severa di analisi: la bocciatura verso le proprie classi dirigenti politiche ed istituzionali. Una leadership che si è giocata la credibilità per aver venduto con troppa disinvoltura con le materie prime, le concessioni per lo sfruttamento del territorio, una ingiusta accettazione dell'imposizione di politiche agricole e commerciali e tutto il resto di aggiustamenti strutturali, privatizzazioni dei beni comuni. E con questi, la possibilità di sviluppo autonoma e su basi culturali proprie. Si rivela un po' in tutte le insenature un accusa è pesante: aver venduto la dignità delle popolazioni africane dopo averle delle risorse per uscire dalla povertà. Non a caso una parola d'ordine delle società civili più attive è la lotta alla corruzione e soprattutto quando l'arricchimento dei potenti ha accompagnato proporzionalmente l'impoverimento delle gente dei propri paesi.
Fatti, pensieri processi politico sociali dirompenti, che nel corso di questi due ultimi decenni si sono andati manifestando in modo progressivamente significativo e che sarebbero tanto salutari dalle nostre parti.